Relazione per la Commissione parlamentare vigilanza RAI FISTel CISL
Signor Presidente, rivolgiamo a Lei e agli Onorevoli Parlamentari presenti il nostro cordiale saluto.
Desidero a nome della CISL, esprimerLe soddisfazione per l’odierna audizione; riteniamo sostanziale poter interagire con questa autorevole Commissione sui temi afferenti gli indirizzi generali del servizio pubblico radiotelevisivo, in relazione allo sviluppo dei mercati, al progresso tecnologico e alle mutate esigenze culturali, nazionali e locali, riaffermando la sua centralità e la ridefinizione puntuale della sua funzione nella società, al fine di impedirne nel tempo la disgregazione.
In quest’ottica il sindacato condivide pienamente la forte e dinamica funzione d’indirizzo che il legislatore ha inserito con la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo introdotta dalla legge n. 112/2004 e dal Testo unico della radiotelevisione (dpr 177/2005), con la definizione di Linee-guida approvate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni d’intesa con il Ministero competente.
Le Linee guida come noto debbono precedere ciascun rinnovo del Contratto di servizio e, unitamente agli obblighi minimi di servizio pubblico direttamente fissati dalla legge, ne costituiscono il fondamento.
In questo contesto, le qui presenti OO.SS. evidenziano la validità di tale strumento che appare decisivo ed impegnativo rispetto alle politiche editoriali ed industriali della RAI Radiotelevisione Italiana che debbono essere orientate ad assicurare all’Azienda, la prima “Industria Culturale Italiana”, la funzione di “Servizio Pubblico”, e con essa tutelare il suo patrimonio di specifiche competenze e professionalità.
E’ nostra convinzione che gli indirizzi generali forniti con le menzionate linee guida sono in parte disattesi, o meglio appaiono “controversi” e soggettivi nel Piano Industriale presentato alle OO.SS.
Inoltre dobbiamo rilevare che in quest’ultimi anni in fase di applicazione e gestione i P.I. vengono in parte disattesi attraverso una cosciente, ma negligente assenza di pianificazione di risorse, mezzi e uomini ad ogni livello dell’organizzazione da parte del management aziendale.
Tale impostazione culturale “dell’emergenza” e dell’imponderabile, ha attivato nel tempo un sistema senza regole che ha comportato sprechi interni, appalti “chiavi in mano” e collaborazioni professionali alquanto anomale e di “dumping sociale” attraverso l’affidamento a società esterne di appalti al ribasso anche a discapito delle professionalità interne.
Premessa
Nonostante uno scenario sempre più competitivo, la RAI si conferma un fondamentale punto di riferimento nei nuovi scenari televisivi nazionali ed europei; si presenta meglio attrezzata a reggere l’incremento della competizione, poiché risulta essere sulla base dei rapporti di settore quella che registra le performance migliori sulle piattaforme digitali .
Nel lungo periodo la RAI sembra reagire positivamente alle conseguenze della sfida multicanale-multipiattaforma.
Gli ascolti della RAI, anche se in lieve riduzione, si mantengono al di sopra del 40 %, facendo registrare le migliori perfomance tra i 5 più importanti “Public Service Broadcaster” europei e Mediaset.
La RAI si conferma a livello europeo il “Public Service Broadcaster” con la più ampia offerta digitale in termini quantitativi.
In particolare evidenza, lo share di RAI 3, rimasto costante negli ultimi dieci anni, alla base della tenuta due componenti, la maggiore profilazione e i servizi di prossimità, a conferma della validità del modello delle tv “regionali”.
La RAI è il primo “player” europeo.
Le risorse di mercato ammontano a 8.226 milioni di euro, da “abbonamento” rappresentano circa il 33 % con 2.671 milioni di euro, da “pubblicità” rappresentano circa il 48 % con 3.867 milioni di euro delle emittenti “pay” e “free”, nazionali e locali, ricavi da “canone RadioTV” rappresentano circa il 19% con 1.688 milioni di euro.
Mediaset con 2.161 milioni di euro rappresenta il 55,9 % del totale, record europeo.
Entro il 2012 la struttura delle risorse si andrà a modificare, i ricavi da acquisto di canali e servizi televisivi a pagamento dovrebbero raggiungere un valore pari al 42% del totale mercato a fronte dei ricavi da inserzione collocati al 40% e a quelli da canone e finanziamento pubblico collocati al 18%.
I ricavi dei principali gruppi televisivi italiani ammontano a 9.388 milioni di euro, Mediaset 3.271, RAI 3.243, Sky Italia 2.640 e Telecom Italia Media 233.
Le Famiglie di ascoltatori ammontano a 23.8 milioni di cui 12,2 multi-channel e 11,6 analogico terrestre.
La quota di RAI delle risorse di mercato (8.226 milioni euro), ammonta a circa 3.280 milioni di euro (canone 1.688 – pubblicità 1.187 – 404 attività diversificate).
Nell’ultimo periodo la RAI ha subito perdite nei ricavi pubblicitari per circa 50 milioni euro compensate in parte dalle maggiori entrate della raccolta del canone radiotelevisivo (circa 30 milioni di euro).
Il bilancio 2009 del gruppo RAI, riporta una perdita di 61,8 milioni di euro, perdite in parte limitate dai positivi andamenti delle società del gruppo.
I costi operativi di RAI ammontano a 2.571 milioni di euro.
L’aumento dei costi di RAI, pari a quasi 150 milioni di euro, è dovuto sostanzialmente al forte aumento dell’acquisto di beni e servizi, imputabile all’incremento della spesa per diritti. I costi del personale ammontano a circa 1.000 milioni di euro, rimangono pressoché inalterati.
L’Interpretazione di queste eterogenee variabili e tendenze, componenti di un unico contesto, il mercato Televisivo, all’interno del quale opera la RAI, impegna il Sindacato a formulare alcune valutazioni di prospettiva sull’Azienda e a conseguenti azioni sindacali e di comunicazione verso i lavoratori e gli utenti.
Ruolo del Servizio Pubblico
La questione atavica mai risolta fino in fondo, ma che influisce sulle convinzioni dei diversi soggetti sociali e istituzionali e nel dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, è il modello di riferimento: canone, pubblicità o sistema misto.La questione, mai uscita di scena dal dibattito politico e culturale dei Paesi Europei, si ripropone con maggiore forza ed urgenza nel momento in cui, da un lato, la crisi economica si è abbattuta con violenza sui mercati televisivi e, dall’altro, la continua accelerazione della spinta delle nuove tecnologie muta in continuazione il quadro di riferimento, ampliando sempre di più il perimetro del mercato a nuovi attori.
Il ruolo del servizio pubblico è espressamente riconosciuto dal Trattato CE, in particolare all’articolo 16 e all’articolo 86, paragrafo e dal “protocollo di Amsterdam”, ad esso allegato, secondo il quale “il sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri è direttamente collegato alle esigenze democratiche, sociali e culturali di ogni società, nonché all’esigenza di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione ”-
Gli obiettivi del servizio pubblico, ampiamente esplicitati con le linee guida che l’Autorità (AGCOM) ha approvato d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico il 12 novembre in previsione della stesura del contratto di servizio per il triennio 2010-2012, fissati dalla legge, possono essere ricondotti a tre grandi categorie: il mantenimento della coesione sociale, cui corrisponde il compito della massima diffusione sul territorio e della continuità nell’erogazione del servizio; la promozione culturale, che attiene al sostegno e alla difesa delle culture nazionali e della diversità culturale, cui corrisponde il compito della produzione di programmi distinti per contenuti e diretti a soddisfare le esigenze della totalità degli utenti; l’innovazione tecnologica , che attiene al ruolo del servizio pubblico nei nuovi media, sia allo scopo di contenere fenomeni di emarginazione sociale (il cosiddetto “digital divide”), sia per consentire l’introduzione e lo sviluppo di nuove tecnologie.
La funzione insostituibile del Servizio pubblico” sta proprio nel suo ruolo di certificatore di qualità, di punto di riferimento dinamico della produzione culturale di una società e dei suoi consumi di informazione, cultura, conoscenza e divertimento.
Uno dei compiti “congeniti” della RAI sano ed utile al Paese è quello di contribuire alla regolazione del settore audiovisivo nazionale, favorendo e non ostacolando la concorrenza e il pluralismo degli operatori, anche attraverso l’occupazione di un “giusto” spazio sul mercato, e l’adozione di un ruolo “esemplare” di sostegno alla produzione indipendente e di stimolo all’innovazione.
Le politiche editoriali della RAI debbono ritrovare una giusta dimensione quantitativa dell’offerta, che consenta il contemporaneo innalzamento dei suoi standard qualitativi a tutela del “brand” di servizio pubblico, piuttosto che del suo volume orario.
In molti, troppi casi, si deve constatare una complessiva mancanza di visione, la rinuncia ad un ruolo sul mercato internazionale, la chiusura in un’ottica di “ascolti in prima uscita e non di magazzino, o di catalogo editoriale, o di sviluppo multipiattaforma: insomma, la parte dominante dell’offerta editoriale appare cieca, subalterna ad altri generi e formati (ad esempio, contenitori, reality e intrattenimento), industrialmente rinunciataria, incline allo spreco (spesso abitudinario o clientelare) delle sue risorse in una logica di pura sopravvivenza, e presidio di ascolti e quote di mercato.
Molto spesso investimenti editoriali per la realizzazione di programmi d’intrattenimento vengono abbandonati per non aver raggiunto il target di ascolti stimato.
Altra “singolarità” di questo genere, ma anche di altri, lo “star system”, i conduttori/autori (noti e meno noti) assistiti dai propri produttori, obbligano la RAI ad una scrittura per interposta società di Produzione che a sua volta, introduce altre rigidità per quanto concerne il format (caso emblematico i programmi informativi che prevedono mere interviste a singoli personaggi v. Mezzora condotto dall’Annunziata e meglio ancora il caso della realizzazione della scenografia dell’attuale TG 1 che potrebbe vedere giustificata la componente ideativa, ma assolutamente ingiustificata la parte realizzativa) e l’assegnazione dell’appalto chiavi in mano della produzione televisiva (studi, mezzi, uomini).
In questo quest’ambito ancora più insidioso e diffuso, il mal costume dei conduttori/autori di imporre il proprio “ entourage” (tollerabile se si tratta professionisti che curano l’immagine dell’artista/conduttore, inaccettabile in caso di professionalità ideativo/realizzative già presenti nel processo produttivo aziendale), mortificando le professionalità interne che in molti casi divengono subalterne a questi, peraltro sono occorsi nel tempo episodi di inadeguatezza professionale rispetto agli standard aziendali. Inoltre in questa diffusa pratica i conduttori/autori, usufruendo delle loro “conoscenze interne” senza averne titolo e competenza interagiscono impropriamente sulle professionalità interne, producendo non poche criticità al processo realizzativo del programma. Si valutata urgente un intervento di ripristino delle regole, i professionisti esterni (es. conduttore, autore, scenografo) nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità interne debbono agire nel contesto produttivo assegnato senza avere la possibilità di modificarne l’impostazione se non per giustificati motivi.
Questa descrizione della situazione raffrontata con le strategie produttive sul “genere” messe in atto dai principali “content provider” internazionali (Endemol etc), evidenzia la netta differenza di visione e prospettiva.
Si tratta di correggere rotte della RAI, che, da tempo, hanno separato la sperimentazione e la ricerca tecnologica da quella editoriale
Il Digitale Terrestre, oggettivamente ridisegna il perimetro delle necessità di pluralismo informativo e comunicativo della società moderna; e sollecita una ridefinizione della mission della RAI, calibrata sui bisogni reali dell’utenza, piuttosto che su un modello istituzionale.
Si deve prendere atto del fatto che le forme classiche d’impacchettamento dell’offerta televisiva, i concetti di rete/canale, di palinsesto, di collocazione oraria, insomma tutta la griglia e la filosofia della televisione “one-to-many” non corrisponde più all’esperienza reale e quotidiana del consumo audiovisivo; e ancora meno ai nuovi comportamenti pro-attivi degli spettatori.
Le azioni poste in essere dalla RAI in quest’ultimi anni, lasciano intendere ad una sua tendenza di riposizionamento verso una prevalente funzione di distributore che appare in controtendenza rispetto alle nuove logiche di mercato che la vorrebbero inevitabilmente sempre più editore/produttore.
Riorganizzare la vita della RAI per “linee di prodotto” appare la vera innovazione, che si sta producendo fuori da essa, nelle pratiche sociali del consumo culturale.
I parametri di consumo, i meccanismi di scelta, gli stanziamenti del tempo e delle risorse economiche da parte del consumatore sono sempre più indipendenti dall’impaginazione dell’offerta; e persino dai dispositivi di ricezione.
Insomma, una RAI moderna e competitiva non può funzionare ancora in modo esclusivo su logiche di palinsesto, e su dinamiche distributive in così rapido e profondo mutamento: sia per difendere e coltivare il suo “brand”, sia per proteggere e sviluppare i propri standard qualitativi, ha bisogno intanto di organizzarsi in “Direzioni di Prodotto” (ragazzi, cultura, fiction, intrattenimento, etc.), multipiattaforma e possibilmente cross-mediali, e di agganciarle alla corrispondente finestra di trasmissione e broadcasting.
In una simile condizione, diventa altrettanto difficile mantenere un ragionevole equilibrio tra costi fissi di funzionamento e capacità di spesa sul mercato dei contenuti; e questa la debolezza finanziaria di RAI, sul fronte dell’approvvigionamento editoriale (talenti, diritti, eventi, acquisti e coproduzioni, ecc.) appare particolarmente rischiosa in presenza di due “svantaggi competitivi” come:
• la dimensione prevalentemente nazionale della RAI, rispetto a “competitor” spesso sovranazionali e ad un mercato (dei contenuti) sempre più globale;
• l’oggettiva, costante crescita del valore/costo dei diritti televisivi di programmi, eventi, eccetera, anch’essa legata, in gran parte, alla globalizzazione dei mercati della comunicazione audiovisiva
Certo, le analisi di settore mostrano una crescita “esponenziale” dei dati dell’ascolto dei canali tematici del terrestre digitale, man mano che il percorso degli spegnimenti va avanti, ma occorre riflettere sul fatto che la semplice moltiplicazione delle offerte tematiche televisive non può essere, da sola, la risposta più efficace alla nuova domanda di informazione, divertimento e cultura, che il pubblico non trova appagata dalle reti generaliste tradizionali.
La quantità di canali, di per sé, rischia di trasformarsi in un mero moltiplicatore di costi, qualora non sia accompagnata da altre scelte, come la focalizzazione estrema delle nuove offerte, la qualità top dei contenuti tematici (garantita da risorse adeguate, non da “serie B”), la ricerca di un rapporto nuovo con l’audience ed il ripensamento del rapporto tra l’offerta strategica dei digitali e quella imprescindibile dei generalisti.
Moltiplicare il numero delle reti tematiche sul satellite o sul “DTT” – oltretutto finanziandoli è uno sforzo che risponde (malamente) al tema ormai sorpassato dell’offerta “multicanale”, e non al nuovo scenario competitivo, che è invece “multipiattaforma” e “multimediale”. “Multimediale” nel nuovo senso della parola, cioè articolato su diverse forme di consumo e modalità d’uso da parte dello spettatore.
Sono da abbandonare gli esercizi di ingegneria organizzativa, che in passato hanno tormentato la RAI, arricchendo le numerose società di consulenza, e aggravando, in generale, le disfunzioni che avrebbero dovuto sanare.
La conversione al digitale è un’occasione unica per favorire i processi di accorpamento e di “semplificazione” delle strutture gestionali e produttive dei vecchi apparati televisivi pubblici, eredi di situazioni monopolistiche non innocenti da questo punto di vista.
In questo contesto la FISTel Cisl reputa opportuno portare all’attenzione di questa autorevole Commissione alcune essenziali tematiche, auspicando un Suo intervento verso le Istituzioni competenti e i vertici RAI:
− Canone di Abbonamento, La RAI al fine di poter adempiere agli impegni previsti nel contratto di servizio 2010 – 2012, deve poter disporre di adeguate e strutturali risorse economiche che potrebbe essere rese disponibili attraverso il totale recupero dell’evasione del canone di abbonamento, individuando una nuova e sicura procedura di raccolta delle quote di pagamento del medesimo e nel contempo valutare l’opportunità di stabilire un importo del canone di abbonamento per fascia di redditi, introducendo in ultima istanza anche il concetto di “canone abbonamento premium” per la visione degli eventi sportivi, considerati gli alti costi dei diritti pagati da RAI, rimangono free le visioni degli eventi sportivi di interesse nazionale.
− Sistema di reclutamento e sviluppo, definizione di un regolamento in tema di politiche del personale con particolare riferimento al reclutamento, allo sviluppo e alla mobilità interna e al conferimento di incarichi interni/esterni.
Il reclutamento del personale dovrà avvenire esclusivamente a mezzo bando di selezione pubblica, i requisiti di accesso alle professioni RAI, dovranno essere definiti preventivamente ed obbligatoriamente determinati per titoli di studio e per comprovati curriculum esperienziali.
La Rai al fine di offrire opportunità di lavoro ai giovani, dovrebbe in via prioritaria attivare convenzioni con gli istituti scolastici di istruzione secondaria ed universitari con indirizzo alle professioni della televisione e della radio.
Tale nuovo regolamento si rende improrogabile in relazione all’articolata e complessa situazione aziendale concernente l’utilizzazione del personale a Tempo Determinato (inseguito T.D.), rientrante nei bacini di reperimento professionale, secondo i vigenti accordi sindacali.
Tale condizione è stata originata dalla regolarizzazione in sanatoria delle posizioni di lavoratori a T.D. che negli ultimi 20 anni hanno collaborato con continuità nelle produzioni radiotelevisive della RAI. Tale fenomeno si è generato in seguito alle prerogative di autonomia decisionale dei Direttori di Rete e Testata. Nel 2001 con l’entrata in vigore della normativa in materia le parti sociali hanno recepito la medesima, stipulando una intesa per la regolamentazione delle posizioni del personale che ha maturato i diritti secondo un piano di assunzione che sarà portato a completamento nel 2018.
− Archivio audiovisivo RAI, con riferimento anche alle determinazioni assunte dalla Commissione di Vigilanza RAI nella seduta del 6 febbraio del 2008 in materia di “potenziamento dell’archivi audiovisivo della RAI”, è divenuta prioritaria l’esigenza di intervenire immediatamente per la salvaguardia del patrimonio culturale audiovisivo della RAI, ad oggi permangono le criticità all’epoca rilevate dalla Commissione nella gestione,conservazione e riqualificazione dei supporti audiovisivi (pellicole, nastri e videocassette) custoditi presso la videoteca RAI “Centro Servizio Salario” di Roma. Dal 2008 la situazione la situazione si è ulteriormente aggravata, arrivando anche a compromettere la semplice custodia dei supporti. Nelle settimane scorse il sindacato ha evidenziato alla RAI le gravi negligenze operative e gestionali commesse.
Le informazioni in nostro possesso, dimostrano che da parte della Direzione Produzione TV, gestore operativo della custodia fisica dell’archivio e del riversamento del materiale audiovisivo, tenda ad un progressivo disinvestimento nelle attività di valorizzazione e di digitalizzazione (peraltro mai avviata in qualità broadcast) dei diversi supporti presenti in archivio, lo evidenziano i diversi tentativi di dismissione delle contingentate attrezzature di riproduzione video a nastro magnetico cd “aperto”, oggi non acquistabili sul mercato e all’inutilizzo sempre con finalità di dismissione delle attrezzature di riversamento dei supporti su pellicola a nastro magnetico.
In questi mesi si è persino giunti a non rendere disponibili in fase di consultazione del catalogo multimediale RAI il materiale audiovisivo presente su supporti di pellicola e nastro magnetico da 1 e 2 pollici, creando un danno alla produzione editoriale della RAI e nel contempo trasferire e stoccare tali rari supporti in magazzini esterni (di cui non si hanno puntuali notizie e informazioni circa le caratteristiche tecniche per la loro corretta conservazione), operazione peraltro già in corso che probabilmente determinerà una loro sfuggente alienazione.
L’assenza di una progettualità e di una pianificazione e di conseguenza di investimenti economici hanno determinato la situazione rappresentata che definiremmo, in assenza di concreti interventi, senza temere di essere smentiti di immediata “urgenza”, in breve tempo la RAI non sarà più in grado di effettuare i necessari e quotidiani riversamenti di cambio formato con il conseguente ricorso “chiavi in mano” ad onerosi appalti esterni, ai quali si è già ricorso in passato in limitate ma significative circostanze, risultati inefficaci e talvolta inutili per la qualità del servizio reso, tale sventurata ipotesi consegnerebbe integralmente nelle mani di soggetti esterni una attività strategica per la RAI e lo sarà ancora di più con il potenziamento dell’offerta dei canali sul digitale terrestre e sulla web Tv, non trascurando la questione della custodia e salvaguardia dei supporti che in questo diverrebbe problematica e farraginosa con il possibile danneggiamento, smarrimento e furto di inestimabile materiale audiovisivo.
L’intervento della Commissione appare inevitabile e dirimente per accertare lo status della situazione ed impegnare RAI alla presentazione di un progetto innovativo ed epocale sul piano:
− tecnologico digitalizzando progressivamente ma con sistematicità in qualità Broadcast tutto il patrimonio audiovisivo presente in archivio
− organizzativo/gestionale, al fine di valorizzare e recuperare produttività interna, le attività di digitalizzazione potrebbero essere decentrate presso alcune realtà aziendali, specializzandole per formati (pellicola, nastro e videocassette). Indispensabile ricondurre la responsabilità dell’intera filiera organizzativa e produttiva alla Direzione Teche RAI.
− risorse economiche possibile rientro degli investimenti economici attraverso l’adozione di un modello di business analogo a quello dell’Istituto Luce da utilizzare sia verso committenti interni che esterni.
− RAI Lab – istituzione di una Direzione, e in seguito società, per lo sviluppo e l’ideazione di format e programmi di genere, seriali.
− Specializzazione di Centri e Sedi Regionali – La moltiplicazione dell’offerta e la necessità di rafforzare ancora di più la capacità competitiva sui vari segmenti editoriali suggeriscono di intraprendere, in qualche caso portare a compimento, un processo di specializzazione dei 4 Centri di Produzione Rai (Torino. Milano Roma e Napoli) e di alcune Sedi Regionali (es. Palermo) in modo da formare dei distretti produttivi d’eccellenza che possano anche costituire un volano per lo sviluppo economico e socioculturale del territorio.
− Offerta informativa Regionale in coerenza con quanto evidenziato nella premessa del presente documento, il modello delle tv “regionali” deve essere sostenuto e consolidato. In quest’ottica si rende indispensabile mantenere o meglio sviluppare l’attuale offerta informativa regionale, magari rinnovata nella formula dei suoi contenuti e destinata ad un bacino di utenza di macro area per contiguità geografiche e culturali.
Il progetto potrebbe essere avviato con gli attuali mezzi e uomini, mettendo in atto un nuovo modello produttivo impostato sullo sviluppo di una struttura produttiva e di diffusione interregionale (Sedi Regionali che operano in sinergia).
Questo consentirebbe un recupero di produttività, un possibile incremento di ore di trasmissione e di produzione interna, la valorizzazione delle professioni RAI sul territorio e un prevedibile decremento degli appalti esterni.
In questo contesto dobbiamo segnalare la situazione della Sede Regionale della Sicilia alla quale è affidata da circa nove anni la produzione del canale RAI MED, è il canale voluto dalla Rai con l’obiettivo di creare un dialogo tra l’Italia e il mondo arabo e tra le numerose comunità di lingua araba italiane ed europee. Rai Med è un canale satellitare bilingue, visibile in Europa e nella sponda settentrionale dell’Africa, in particolare nell’area del Maghreb. Il canale, frutto della collaborazione tra Rai News 24, il Tg3 e Rai Sat, ha diversi inserti in lingua araba, più un palinsesto appositamente sottotitolato o tradotto in arabo.
Nel nuovo assetto dell’offerta per l’estero, la proficua esperienza della sede di Palermo e del consolidato patrimonio professionale rischia di andare disperso
− Investimenti tecnologici, è necessario avviare in tempi celeri uno progetto di implementazione tecnologica che consenta alla RAI di completare il processo di modernizzazione, affinché l’intera infrastruttura a supporto delle attività di produzione audiovisiva (studi televisivi e radiofonici, sale di post produzione etc etc,), migrando dai sistemi analogici a quelli digitali, ovvero dalle immagini registrate e/o diffuse su “cassetta” ai file.
− Larga banda, la definizione di un progetto convergente sull’infrastruttura delle “Comunicazioni” attraverso la rete di nuova generazione, dovrebbe necessariamente realizzarsi attraverso l’istituzione di un consorzio composto da operatori dei comparti telecomunicazioni, editoria, pubblicità, radiotelevisivo e nuovi media
− Audiovisivo informativo, nell’intento di sensibilizzare gli utenti sull’importanza e la centralità della funzione del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, si propone a questa Commissione di impegnare la RAI nella realizzazione un prodotto audiovisivo con finalità divulgative sul ruolo e le attività svolte dal Servizio pubblico Radiotelevisivo da diffondere nella comunità a mezzo dei canali radiotelevisivi e/o supporti DVD da distribuire agli utenti in occasione delle “campagne” di comunicazione realizzate in favore del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo..
− Centro di eccellenza Europeo e Nazionale di formazione alle professioni dell’audiovisivo, sulla base delle decennali e concrete esperienze di collaborazione ed attività realizzate dalla RAI in ambito nazionale ed internazionale per la formazione e l’aggiornamento professionale in favore di studenti universitari e di personale proveniente da emittenti radiotelevisive pubbliche e private di paesi in via di sviluppo e/o di paesi attraversati da conflitti bellici (es. Iraq – ex Juvoslavia etc etc), impegnare la Rai alla realizzazione di un polo didattico d’eccellenza che possa divenire anche riferimento per lo scambio delle esperienze professionali tra le diverse emittenti pubbliche europee e non.
Roma 7 luglio 2010

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